
Come sfruttare al meglio le lampade UVC
Quasi tutte le lampade UVC sul mercato sostengono di essere in grado di uccidere i germi. Ma se si analizza la distribuzione spettrale, è lì che si nasconde la vera sfida.
Abbiamo dedicato molto tempo alla ricerca e allo sviluppo per ridurre al minimo la variazione nella concentrazione energetica spettrale, fino a raggiungere il 0,5%. Non si tratta di un trucco di marketing: si tratta invece di mantenere il picco di emissione proprio a 253,7 nm. Perché? Perché è proprio lì che avviene l’assorbimento degli ultrasuoni da parte del DNA. Se non si riesce a mantenere questa concentrazione, si finisce semplicemente per sprecare energia.
La difficoltà nel “stringere” lo spettro
Raggiungere quel livello di precisione è stato davvero difficile. Abbiamo dovuto modificare completamente il modo in cui gestiamo il dosaggio dei materiali utilizzati nei tubi e la chimica degli elettrodi.
Se il picco spettrale si sposta anche solo di poco, la capacità di sterilizzazione diminuisce notevolmente. Abbiamo passato mesi a studiare la miscela di gas e la pressione interna dell’arco elettrico. Anche una piccola variazione nella pressione può causare un effetto di “allargamento della banda spettrale”, facendo sì che l’energia venga distribuita su una gamma di lunghezze d’onda più ampia. È un procedimento complicato e inefficiente, e influisce negativamente sulla capacità di sterilizzazione.
I compromessi necessari
Il problema è che, per ottenere una precisa concentrazione energetica, non possiamo trascurare la qualità del vetro utilizzato. Abbiamo quindi optato per un quarzo sintetico ad alta purezza, per evitare che le impurità assorbono i fotoni UVC.
Questo rende i tubi più costosi, sì. Inoltre, bisogna prestare attenzione alla temperatura: se la tensione fornita non è costante, si verificano cambiamenti termici che possono far deviare la concentrazione energetica dal valore desiderato. È un equilibrio delicato da mantenere.
Come utilizzarle
Quando vengono installate nel sistema, funzionano esattamente come le lampade tradizionali. La differenza sta nella precisione con cui agiscono. Invece di dover stimare la dose di radiazioni necessaria basandosi su valori medi, è possibile utilizzare dati precisi. Questo elimina ogni possibilità di errore.
Un avvertimento importante: queste lampade a alta concentrazione diventano estremamente calde alle estremità. Assicuratevi che il contenitore in cui vengono inserite abbia un buon flusso d’aria. Altrimenti, il calore potrebbe danneggiare il catodo e ridurre la durata di vita della lampada.
Si tratta di strumenti di precisione: trattateli di conseguenza.